Lo Stato e l'affare delle polizze vita dormienti

Lo Stato e l'affare delle polizze vita dormienti

Insurvisor

Chi stipula una polizza vita lo fa in generale per garantire una giusta serenità ai propri cari, anche nella peggiore delle ipotesi. Un decesso o un’invalidità, infatti, sono innanzitutto causa di grande dolore e afflizione per i familiari, ma possono in secondo luogo gettare la stessa famiglia in gravi difficoltà economiche. Per questo, per l'appunto, le assicurazioni offrono delle apposite polizze, che dovrebbero andare a garantire il benessere a mogli, figli, genitori, nipoti e via dicendo. Ma cosa succede quando i beneficiari non sanno che il defunto aveva una polizza vita? Nulla di buono: gran parte dei premi pagati dal firmatario dell'assicurazione, infatti, potrebbero finire dritti dritti nelle mani dello Stato.

 

Cos'è una polizza dormiente

Nel gergo delle assicurazioni si definiscono polizze dormienti quelle assicurazioni che, a cinque anni dalla scadenza, non sono state liquidate ai beneficiari dalle compagnie assicurative. Per beneficiari si possono intendere sia i titolari della polizza che, nella maggior parte dei casi, i suoi eredi. Ebbene, le polizze dormienti costituiscono una continua entrata per lo Stato: dopo dieci anni dal mancato reclamo da parte dei beneficiari, infatti, queste polizze vengono girate direttamente sul conto speciale della Consap, laddove finiscono inoltre tutti i depositi postali, i libretti di risparmio e i conti che non vengono movimentati per dieci anni. No, certamente lo Stato non confisca completamente la polizza vita: si 'limita' a trattenere il 40%, rimborsando il restante 60% ai beneficiari.

 

Le assicurazioni nella maggior parte dei casi non ricercano i beneficiari

Con questo metodo, lo Stato sembra guadagnare parecchio. Al momento in Italia esistono circa 4 milioni di polizze vita dormienti. Stando alle cifre relative al Rendiconto Generale dello Stato 2015, nella casse statali, tra polizze e conti dormienti, sono arrivati 141,9 milioni di euro. Come fa notare un indagine Ivass, questo è il risultato da una parte di un livello bassissimo di controllo da parte delle assicurazioni, e dall'altra del fatto che i beneficiari semplicemente non sono a conoscenza della polizza sottoscritta in vita dal titolare. Nello specifico, solo 3 società assicurative delle 52 analizzate prevedono delle procedure per risalire a chi deve riscuotere il premio.

 

I contratti troppo vaghi

Ma non è tutto qui: 14 compagnie non hanno nemmeno modo di sapere se l'assicurato in questione è tuttora vivo o morto. Sono poi gli stessi contratti delle polizze vita ad essere piuttosto vaghi: nel 75% dei casi, infatti, alla voce beneficiari si leggono termini vaghi come 'eredi, figli o genitori', così da rendere davvero difficoltosa ed incerta la ricerca dei veri beneficiari.

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